martedì 28 aprile 2009

Il velinismo in politica e l'uso del corpo delle donne

Ieri sera, 27 aprile, a L'infedele era presente Sofia Ventura, donna di destra che ha criticato le candidature elettorali femminili fatte dalla destra, in questo articolo intitolato "Non si può rilanciare uno stereotipo femminile mortificante.
Donne in politica: il "velinismo" non serve"
lo trovate su
http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=1432&Cat=1&I=immagini/Foto/tacco_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=L%27Analisi&Codi_Cate_Arti=38

lunedì 27 aprile 2009

Oggetto di Valentina

Da una buona figlia del patriarcato al passo indietro per farne due avanti.

Vale porta tre oggetti, anche se il vero oggetto è una poesia ma vuole prima raccontarci come ci è arrivata. Fine degli ani novanta, il suo prof. e relatore della tesi di dottorato -inquadrato completamente negli schemi tradizionali- le propone di scrivere un manuale tematico multidisciplinare per le scuole superiori. Su cosa? -si chiede lei- gli adolescenti? il paesaggio…? e perché non sul rapporto maschile/femminile? questo processo di definizione dell’oggetto del suo manuale la mette davanti a diverse domande che finora non si era mai posta perché viveva nell’illusione che quello che c’era da imparare era uguale per tutti, uomini e donne: stessi testi, stessi metodi….e se non si faceva troppa attenzione alla letteratura femminile probabilmente dipendeva dal fatto che si trattava di una letteratura minore. Non aveva ancora tradito le aspettative della buona figlia del patriarcato. Ma il momento arrivò quando si è messa a scrivere il manuale e ha dovuto fare un passo indietro. Non trovava le risposte alle sue domande: perché non ci spiegano mai cosa dicono i filosofi sulle donne? a chi fa bene l’uso del neutro nella lingua? Perché si continua a parlare in neutro? Il suo manuale è uscito nel 2000, “Maschile/femminile”. Ci ha spiegato che ha messo prima il “Maschile” perché voleva che fosse letto da uomini e donne, la qual cosa non sarebbe accaduta se metteva per primo il “Femminile”. Dopo che ci ha raccontato il suo percorso ci ha regalato la (sua) poesia di Muriel Rukeyser, Myth, sul mito di Edipo. Ce l’ha letta tradotta in italiano. Vi riporto alcuni versi bellissimi: “Ho una domanda. Perché non ho riconosciuto mia madre?” “La tua risposta era sbagliata”, disse la Sfinge. “Ma era quella che ha reso tutto possibile”, disse Edipo. “No”, lei disse”. Finisce di leggere il testo visibilmente commossa. Si ferma. Ci fermiamo. E poi riprende il terzo e ultimo oggetto che rapidamente ci presenta. Si tratta, ma non sono sicura, di un libro di poesie da scrivere insieme a Monica.

La sua presentazione ha provocato un ricchissimo ma allo stesso tempo fugace dibattito intorno alla lingua, al neutro, alla scarsa letteratura femminile, ai modelli “anormali” di donne filosofe e letterate che ci sono arrivate (Saffo, Woolf…), le origini di tutto ciò (filosofi greci e cattolicesimo)…. “ma lo sapevate che la prima filosofa greca era donna e si chiamava Diotima”, ci dice Teresa.

Per me è stato bellissimo, restitutivo, come piace dire a Vale, di quel meccanismo per cui si fa un passo indietro per poter guardare cosa significhi essere donna e poi ripartire da un’altra parte e con un altro sguardo. Avrei voluto farti tante domande, parlare del tuo manuale più a lungo, chiederti cosa c’è lì dentro, come è stato farlo, come è stato accolto alle scuole, anche sulla bellissima poesia che ci hai portato, del rapporto con la madre,…e tante altre cose…ma forse ci sarà un’ulteriore occasione di approfondimento dei nostri oggetti.

oggetto di Sonia

Oggetto di Sonia: scene da "Una giornata particolare" di Ettore Scola

Ho provato, devo ammetterlo, molti sentimenti contrastanti nel definire il ruolo di questa figura femminile così speciale. Dopo la prima visione, mi ricordo di aver nutrito quasi una specie di fastidio; quella donna, pensavo, incarna tutto ciò che io, per fortuna, non sarò mai.
Vedevo Antonietta e l'unica cosa che appariva chiara e limpida, era la sua incapacità di emergere come donna autonoma e libera. Riuscivo a coglierne tutti i limiti; una figura perfettamente conforme al ruolo che la cultura fascista le aveva sapientemente cucito addosso, una donna che non si interrogava sulla condizione di inferiorità in cui la società l'aveva confinata, ma che anzi, passava il tempo a ritagliare le foto del duce o a trascrivere senza riflettere, aforismi brutali, ("il genio è maschio"), all'interno di quell'album che lei custodiva così gelosamente.
Insomma, non riuscivo proprio a scorgere qualche elemento di bontà, utile a salvare quel personaggio. La sua ignoranza mi faceva paura; Antonietta appariva ai miei occhi come una sorta di automa, incapace di qualsiasi tentativo di ribellione verso il "sistema", alle cui pratiche, lei stessa credeva ciecamente. In fondo pensavo, quello che lei aveva, lo desiderava: un marito virile e violento e una bella famiglia numerosa.
E' con queste conlusioni in testa, che ho riscoperto il film, durante gli anni universitari; quel personaggio così conformista, che tanto aveva sollecitato il mio disappunto, assumeva adesso una nuova forma. Non ero più così severa e finalmente compresi quanto il contesto in cui Antonietta viveva, avesse inciso sulla sua consapevolezza e criticità. Quali erano alla fine, gli strumenti di analisi in mano ad una donna come Antonietta, economicamente disagiata, con un livello basso di istruzione e priva di legami sociali esterni al nucleo familiare? Mah, forse nulli. Ma poi arriva il meraviglioso personaggio interpretato da Marcello Mastroianni a mescolare le carte in tavola; ed è a questo punto che la forza di Antonietta, quella che io non riuscivo proprio a vedere, esce allo scoperto. Tutte le convinzioni maturate in lei, costruite e imposte dalla brutalità del regime cedono nell'incontro/scontro con l'altro. L'altro, diventa lo specchio su cui veder riflessi dolori condivisi, frustrazioni, esitazioni, illusioni che non hanno più senso e che cadono una dietro l'altra, lasciando macerie e rabbia, questo è vero, ma anche una sensazione di libertà che prima di allora, entrambi i personaggi forse non avevano mai vissuto.
Ecco cosa mi piace di Antonietta, la forza di mettersi in gioco semplicemente abbandonandosi all'altro, guardando al di la della recinzione che la separa dall'altra metà del mondo che prima si rifiutava di toccare, e che adesso scopre così magnificamente diversa, stimolante ma soprattutto vera.

oggetto di Lola:

Oggetto di Lola: "Cuerpo de mujer, sabiduria de mujer" di Christiane Northrup
Libro di una ginecologa americana. L'esigenza di scrivere il libro nasce dal constatare una sorta di schizofrenia, un divario tra la sua vita personale con dei dettami legati anche al suo essere donna e dall'altra la sua attività lavorativa, presentata come neutra. Nel confrontarsi con altre donne e riesaminando la sua situazione personale, supera il divario tra i due ruoli, quella di donna e madre e quella di medico, partendo dal riformulare la sua attività lavorativa. Oberata da una concezione della medicina “classica” legata ad una concezione patriarcale, pian piano si è emancipa dalle convenzioni imposte esaminando il proprio rapporto col corpo, la salute fisica, il rapporto corpo-mente e il contesto sociale. Il libro racconta di esperienze drammatiche, violenze tangibili per toccare anche le corde di una situazione di “violenze” generalizzate più evanescenti. La sua emancipazione inizia con l'accorgersi del proprio bisogno di prendersi cura del suo corpo, in questo percorso lentamente la differenza di genere emerge. In particolare in relazione alla medicalizzazione dei processi naturali femminili quali ciclo, o “ vivisezione sociale” di parti femminili. Il messaggio che il libro trasuda è che il corpo ha un suo sentire, che bisogna ascoltarlo nella sua saggezza, piuttosto che abdicare ai propri sogni in funzione delle esigenze degli uomini e delle loro famiglie. Il maltrattamento deriva sia da noi stesse che dagli altri, quando ci si ammala anche per forti traumi emotivi ci si riferisce ad un sistema medico, anch’esso patriarcale. La nostra società patriarcale ha costituito un sistema medico nel quale i parametri stessi, passati come unisex, sono invece prettamente maschili. La biologia va sessuata, ad esempio c’è stato un esperimento mesi fa in Inghilterra dove ci si accorse che le cellule maschili e quelle femminili reagiscono diversamente ai farmaci. La società crea addizione, nel senso di malessere che sfoga in dipendenze che possono andare dalle droghe, al proprio lavoro, a relazioni masochistiche. Il rapporto col corpo è difficile da codificare in termini neutri e generali, lo studio deve essere invece personale e relativo non solo al corpo in sé. La cura del corpo diventa così veicolo di conoscenza di sé. Quando una donna fuoriesce dagli schemi precostituiti, dalle modalità convenzionalmente accettate porta senza dubbio alla negazione e pian piano al superamento dei limiti etero imposti e le automutilazioni, quali senso di colpa o rifiuto. Il doppio binario corpo- mente è necessario nella costruzione della persona. L’incarnarsi come corpo fa emergere la differenza sottesa, solo nella piena accettazione di questa cosa “corpo” che coicide col nostro io ci permette di essere veramente degli esseri particolari in quanto portatori di differenze reali. La costrizione sociale del neutro disumanizza nell’allontanare, mutilare e annullare il proprio rapporto col corpo. Partendo dalla base biologica, nell’incarnazione si può andare verso la “liberazione”, solo partendo dalla realtà e dalla differenza, dall’incarnazione che non vuole esprmere un ricadere della mente sul corpo in un movimento discensionale ma che si esprime come presenza, o almeno direi, con-presenza. Pina racconta poi con idignazione di un servizio di una programma pesudo scientifico, Voyager, dove, parlando della clonazione dell’uomo di Neanderthal, l'uso del corpo della donna (nell'accogliere il dna clonato) non viene minimamente esplicitato, anzi è celato dietro un'immagine unisex.

Calendario presentazioni oggetti

Mercoledì 29 aprile: Mandana
Mercoledì 6 maggio: Pina (da confermare)
Mercoledì 13 maggio: ?
Mercoledì 20 maggio: Elisa

venerdì 24 aprile 2009

REPORT 22 APRILE -GLOSSARIO

PERCHE' UN GLOSSARIO: ricordiamo che la costituzione di un Glossario ha lo scopo di creare un terreno di conoscenze comuni attorno a quei termini - e annesse questioni teoriche – che individuiamo come cruciali per la nostra riflessione e per il nostro agire politico. E' dunque anche un modo per farci autoformazione, alternativo alle lezioni frontali, ma più partecipativo e orizzontale: da sempre, benché da posizioni diverse, tutte invochiamo la necessità e di rafforzare i nostri strumenti critici e analitici e di elaborare una posizione intellettuale il più possibile condivisa, che sia identificativa del gruppo, sulle tematiche del genere. Questo passa necessariamente attraverso il mutuo trasferimento dei saperi e delle competenze, che, dati i nostri diversi ruoli, ambiti di studio e gradi di avanzamento del percorso, risultano estremamente eterogenee. Lavorare attorno a singoli lemmi o espressioni ci pare il modo migliore di procedere, anche perché è modo che consente potenzialmente una reale “parità” nella presa di parola: vorremmo infatti che i termini su cui lavoriamo venissero analizzati, verbalizzati, ri-significati a partire da una dialettica tra teoria e pratica, tra saperi formali e esperienze vissute. Per farlo è in primo luogo necessario che tutte riusciamo a calare un determinato termine all'interno del nostro vissuto, a capire se e come quella parola ritaglia, descrive, un'area della nostra esperienza individuale e di relazione. Se quella parola ci riguarda.

Il LEGAME TRA PRESENTAZIONE DEGLI OGGETTI E COSTITUZIONE DEL GLOSSARIO: si era scelto di affidare la presentazione del nostro rapporto con le problematiche del genere a artefatti culturali scritti da altre/i. E' importante ribadire che queste presentazioni sono la fase preliminare: non sono concepite a scopo “autoformativo”, di condivisione dei saperi, ma solo delle esperienze: portare il proprio artefatto al gruppo serve come punto di innesco di una discussione, come modo per isolare parole-chiave che corrispondono a aree problematiche e irrisolte, o risolte ma degne di riflessione, del rapporto di ciascuna di noi con la propria identità e posizione di genere, e anche per individuare zone di risonanza tra le posizioni personali e quelle delle altre. In questo senso, scusate il gioco di parole, l'oggetto non conta nella sua oggettività ma nella percezione soggettiva che ne ha chi lo presenta. Non deve essere oggetto di studio e interpretazione, ma attivatore di reazioni, e quindi non è necessario che tutte conoscano tutti gli oggetti. Crediamo che la modalità fino a ora adottata sia la migliore (una persona presenta il suo oggetto, tutte discutono, un'altra persona scrive il report di questa presentazione. Ognuna in questo modo viene ri-mediata, narrata da un'altra...). Tutte comunque siamo concordi che nelle presentazioni fino a ora la parte di discussione collettiva è stata limitata dal tempo a disposizione: pensiamo che possa valere la pena riprenderla all'incontro successivo, e anche avvalersi del blog come strumento di prosecuzione del confronto. Mi sta però venendo in mente un'alternativa: forse in questa fase l'importante è solo individuare i termini, poi si potrebbe riprendere la discussione e su ognuno quando iniziamo a esaminarli e “verbalizzarli” ai fini della loro glossaizzazione...

Report 22 aprile

QUESTIONE ORGANIZZATIVA PRELIMINARE A TUTTO: CI VUOLE UNA PERSONA CHE TENGA LE FILA DELLE PRESENTAZIONI DEGLI OGGETTI PER OGNI MERCOLEDI'. E' possibile che ci siano mercoledì scoperti, va benissimo, ma sarebbe utile saperlo in anticipo, in modo da usare le due ore in altro modo (ad esempio, ritornare sulla discussione del mercoledì precedente, o dare spazio ai diversi gruppi per riferire sul loro operato, ecc.). CHI TIENE LE FILA annoti che prossimo mercoledì presenta Pina oppure Mandana (il corpo della donna), non ho capito. Quello dopo io (6 maggio), ma cedo volentieri a Pina o Mandana.

Abbiamo rilevato un momento di allentamento negli ultimi incontri, dovuto probabilmente alla pausa pasquale e a una organizzazione perfettibile. Perfettiamola, dunque, partendo da un rapido bilancio:

1) I REPORT sono fondamentali: non solo quelli sugli incontri, per tenere traccia di tutto, ma anche quelli sulla presentazione degli oggetti. Abbiamo confermato che il metodo migliore è che ci turniamo nella stesura dei report. Postare i report sul blog, nell'apposita sezione, dovrebbe poter servire anche come strumento di aggiornamento per chi non può partecipare agli incontri, e quindi iscriversi può essere utile a tutte, anche come semplici “lettrici”.

2) l'organizzazione della STAFFETTA procede bene, il programma è molto ricco e siamo solo un po' in stand by a causa della questione finanziamenti, su cui comunque stiamo lavorando. Monica ha fatto un eccellente lavoro di tessitura relazionale!

3) Sul GLOSSARIO abbiamo avuto la sensazione di essersi arenate un po', negli ultimi incontri, ma parlandone, come sempre, abbiamo ritrovato la motivazione (che in realtà non era mai scemata) e soprattutto condiviso criteri operativi che da ora in poi dovrebbero consentire di razionalizzare e finalizzare il lavoro anche su questo versante (ma io perché da grande non ho scelto di fare la scrittrice di manuali di istruzioni, che mi viene tanto bene questo linguaggio?). Questi i due nodi che abbiamo messo a fuoco e, crediamo, sciolto:

A) PERCHE' UN GLOSSARIO: ricordiamo che la costituzione di un Glossario ha lo scopo di creare un terreno di conoscenze comuni attorno a quei termini - e annesse questioni teoriche – che individuiamo come cruciali per la nostra riflessione e per il nostro agire politico. E' dunque anche un modo per farci autoformazione, alternativo alle lezioni frontali, ma più partecipativo e orizzontale: da sempre, benché da posizioni diverse, tutte invochiamo la necessità e di rafforzare i nostri strumenti critici e analitici e di elaborare una posizione intellettuale il più possibile condivisa, che sia identificativa del gruppo, sulle tematiche del genere. Questo passa necessariamente attraverso il mutuo trasferimento dei saperi e delle competenze, che, dati i nostri diversi ruoli, ambiti di studio e gradi di avanzamento del percorso, risultano estremamente eterogenee. Lavorare attorno a singoli lemmi o espressioni ci pare il modo migliore di procedere, anche perché è modo che consente potenzialmente una reale “parità” nella presa di parola: vorremmo infatti che i termini su cui lavoriamo venissero analizzati, verbalizzati, ri-significati a partire da una dialettica tra teoria e pratica, tra saperi formali e esperienze vissute. Per farlo è in primo luogo necessario che tutte riusciamo a calare un determinato termine all'interno del nostro vissuto, a capire se e come quella parola ritaglia, descrive, un'area della nostra esperienza individuale e di relazione. Se quella parola ci riguarda.

B) Il LEGAME TRA PRESENTAZIONE DEGLI OGGETTI E COSTITUZIONE DEL GLOSSARIO: si era scelto di affidare la presentazione del nostro rapporto con le problematiche del genere a artefatti culturali scritti da altre/i. E' importante ribadire che queste presentazioni sono la fase preliminare: non sono concepite a scopo “autoformativo”, di condivisione dei saperi, ma solo delle esperienze: portare il proprio artefatto al gruppo serve come punto di innesco di una discussione, come modo per isolare parole-chiave che corrispondono a aree problematiche e irrisolte, o risolte ma degne di riflessione, del rapporto di ciascuna di noi con la propria identità e posizione di genere, e anche per individuare zone di risonanza tra le posizioni personali e quelle delle altre. In questo senso, scusate il gioco di parole, l'oggetto non conta nella sua oggettività ma nella percezione soggettiva che ne ha chi lo presenta. Non deve essere oggetto di studio e interpretazione, ma attivatore di reazioni, e quindi non è necessario che tutte conoscano tutti gli oggetti. Crediamo che la modalità fino a ora adottata sia la migliore (una persona presenta il suo oggetto, tutte discutono, un'altra persona scrive il report di questa presentazione. Ognuna in questo modo viene ri-mediata, narrata da un'altra...). Tutte comunque siamo concordi che nelle presentazioni fino a ora la parte di discussione collettiva è stata limitata dal tempo a disposizione: pensiamo che possa valere la pena riprenderla all'incontro successivo, e anche avvalersi del blog come strumento di prosecuzione del confronto. Mi sta però venendo in mente un'alternativa: forse in questa fase l'importante è solo individuare i termini, poi si potrebbe riprendere la discussione e su ognuno quando iniziamo a esaminarli e “verbalizzarli” ai fini della loro glossaizzazione...

C) COME DEVE FUNZIONARE L'ESTRPOLAZIONE DEI TERMINI dalle narrazioni e ri-narrazioni tessute attorno agli oggetti presentati: il gruppo glossario, organizzandosi in autonomia come quello della staffetta, rilegge i report scritti su tutti gli oggetti e individua questi termini, acquisendo anche gli elementi concettuali, gli spunti, le riflessioni che durante la discussione sono state suscitate da questi termini. Questo bel gruppo si occupa, ovviamente, anche della calendarizzazione e dell'impostazione del lavoro intorno di studio e analisi intorno ai termini: se li mettiamo in scaletta con ampio margine di anticipo, magari tutte riusciamo a portare intorno a un determinato termine un contributo teorico o una riflessione personale. Un'idea potrebbe essere che per questa seconda fase più strutturata, di effettiva glossarizzazione, per costruirne e negoziare il significato dei termini, si introducano anche modalità più “frontali”, ovvero dei reading condotti a turno da chi se la sente. Avevamo detto così, no? Fanno parte del gruppo glossario: Veronica, Mandana, Teresa, Lola, Valentina, Michela.

4)RIPRISTINATO IL CICLO DI PROIEZIONI A MAGGIO E GIUGNO: per iniziativa delle temerarie e irriducibili Mandana e Sonia, che applaudiamo pronte con il sacchetto delle patatine e la Ceres!

Infine, abbiamo riletto il report scritto da Lola sull'oggetto di Valentina: il report di Lola era molto efficace e credo che lo sia anche il metodo in sé: rileggere il report così, senza averlo pianificato, a distanza di tempo e inoltre con un pubblico in buona parte diverso da quello che aveva assistito alla presentazione, ha tuttavia attivato una discussione divertente e vivace e sono venuti fuori altri termini, oltre a quelli riportati da Lola. Ad esempio: universalismo indebito? pretesa neturalità?

ReSISTERS

In tema di violenza, vi inoltro questo comunicato sulla legge approvata in Afghanistan

*Mai più costrette a sanguinare. Da Roma a Kabul un grido di rabbia unisce le donne*

Oggi 100 donne hanno dato vita a una perfomance artistica di denuncia e
solidarietà nei confronti delle donne afgane.* Recentemente l'Afghanistan ha
reso legge una consuetudine che autorizza, nelle coppie sciite, il marito ad
avere rapporti sessuali con la moglie anche non consensuale e di fatto
legalizza lo stupro. Questa stessa legge vieta alle donne di uscire di casa,
di lavorare e di andare dal medico senza il permesso del marito, e dà la
custodia dei figli a padri e nonni in caso di separazione dei coniugi.
Con i piedi scalzi e del sangue che grondava abbiamo sceso la scalinata di
Trinità dei Monti a Piazza di Spagna per gridare con forza che nessuna donna
mai più deve essere costretta a sanguinare!* Ai piedi della scalinata
abbiamo deposto dei sassi per segnalare la nostra indignazione per come è
stata repressa la manifestazione di protesta delle donne in Afghanistan
sotto gli occhi silenti della polizia.
Siamo donne. Italiane, arabe, sudamericane, donne di tutto il mondo che non
si riconoscono detentrici di una cultura unica o di un modello di
democrazia da esportare. Soprattutto quando questa democrazia viene
spacciata come il fine giusto della guerra, in nome della libertà e dei
diritti delle donne.
Ricordiamo che nella nostra Italia "democratica e occidentale" l'80% delle
violenze avviene dentro le pareti domestiche, perpetrato da mariti,
compagni, fratelli, padri. Solo attraverso la nostra consapevolezza,
autodeterminazione e autorganizzazione possiamo trovare risposte.
RIPRENDIAMO LA PAROLA PARTENDO DALLA SOLIDARIETA' TRA DONNE.
Noi come donne rispondiamo, ci organizziamo, usciamo dai ruoli assegnateci e
lo facciamo quotidianamente attraverso la rivendicazione dei nostri
desideri, sogni e bisogni.

Roma, 23 aprile 2009

*ReSISTERS*
Solidarietà internazionale per la libertà di scelta

mercoledì 22 aprile 2009

martedì 21 aprile 2009

ODG mercoledì 22 aprile

Carissime, vi propongo di aggiungere all'odg di domani (a proposito, abbiamo un odg?) una proposta da fare al Mara Meoni per l'incontro del 29 con Elvira Reale (ore 17,30, mi pare, presso la Pubblica Assistenza).
Quest'incontro avrebbe dovuto essere l'incontro 'zero' della Staffetta e avremmo dovuto parteciparvi anche noi ma non ne ho saputo più niente... Che dite, domani ci ritagliamo qualche minuto per decidere se vogliamo ancora proporre un ruolo per il nostro gruppo?

lunedì 20 aprile 2009

Mai più sole

È partita la prima campagna integrata di comunicazione e sensibilizzazione della Regione Toscana sul tema della violenza alle donne.
L'azione è composta da una brochure informativa su strutture e servizi con diffusione capillare. Ci sono poi il sito www.regione.toscana.it/maipiusola e un servizio di assistenza con numero verde 800.860.070 che si aggiunge al numero antiviolenza 1522 già attivo. È stata inoltre attivata una rete regionale di servizi contro la violenza sulle donne, supportata da un sistema informatico.
http://www.zeroviolenzadonne.it/images/vignette/brun345.jpg

venerdì 10 aprile 2009

auguri!!!!!!

Ragazze vi faccio tanti auguri!
Ci vediamo mercoledi prossimo!!
Un bacio grande

giovedì 9 aprile 2009

link pasquale

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/04/07/machismi-da-tragedie

martedì 7 aprile 2009

l'incontro dell'8 si è annullato da se'

Ciao a tutte!
ho fatto un giro di telefonate e mi sembra che domani non verrà praticamente nessuno...
A questo punto dichiaro annullato l'appuntamento di domani e ci rivediamo mercoledi 15 (o forse io e monica non verremo perché abbiamo l'appuntamento al Comune per la staffetta verso le 15... la vedo bigia).
Non c'entra nulla, ma ho telefonato alla Supermanager di GIANNA NANNINI E LEI NON FA CONCERTI E LEI A LUGLIO E' ALL'ESTERO E ALTRE AMENITA' QUINDI ANNUNCIO CHE LAGIANNA NON CANTERA' LA PIA. Amen
Fra due mercoledi, quindi il 23 (?) mi impegno a presentare l'oggetto sbisciulante.
Passate tutte una Bellapasqua e godetevela assai.
Un bacio grande ed esagerato come mi e vi conviene
Pina
(stasera botta di vita: mi rifiuto di mettere l'etichetta a questo post)

Auguri e varie Staffetta

Carissime,
domani non sarò al seminario giacché vado in Molise a compiere i riti pasquali (Sepolcri; Processione della Passione; Fuoco sacro e liberazione delle campane; Messa pasquale con battesimo del nipotino Luca e festa familiare a seguire; Pasquetta in campagna con amici e parenti e, martedì, rientro a Siena, purificata nell'anima e col fegato da trapianto - a proposito, si accettano donatrici...).
Ci rivedremo il prossimo mercoledì anche se io e Pina dovremo scappar via per essere alle 15,30 alla Commissione delle Elette a presentare la Staffetta (a seguire vi aggiungo i punti che tratteremo, aspettando vostri commenti e aggiunte).
Sull'andamento della Staffetta vi aggiornerà Pina domani e appena si saranno definite un po' di cose, inclusa la questione del cineforum segnalata da Sonia, posteremo notizie più dettagliate. Aggiungo solo che domani c'è un primo incontro fra l'Ufficio della cultura del Comune e la segretaria del CPO del Comune, che porterà la nostra richiesta di finanziamento di alcuni spettacoli di cui in parte siete a conoscenza e in parte vi dirà Pina. Inviterei le docenti a contattare quanto prima il Flores per garantire una maggiore forza alla nostra richiesta, direi che è arrivato il momento...
Per ora vi lascio i miei auguri per un buon rito di rinascita (o di buona pasqua, come più vi piace) e resto in attesa di vostre notizie e, soprattutto, di rivedervi.
Monica

Elenco richieste da portare in Commissione Elette:

- disponibilità a interloquire con l’Assessora alle PO per richiedere l’appoggio del Cerimoniale e all’Assessorato alla Cultura sia da un punto di vista economico (a completamento del sostegno al lavoro che il CPO del Comune già sta svolgendo) che come impegno a portare i seguenti punti in Giunta:
- occupazione del suolo pubblico/affissioni;
- Patrocinio (Comune, Assessorato PO, Assessorato alla Cultura) e quindi la possibilità di utilizzare spazi pubblici (e service, ossia microfoni, palchi ecc. se necessario per le manifestazioni serali);
- sostegno economico anche per la pubblicizzazione dell’evento;
- fare rete e coinvolgere la cittadinanza, in primis le Contrade;
- disponibilità a proporre un consiglio comunale aperto sui temi della violenza di genere (perfetto sarebbe mercoledì 8 luglio mattina, prima che arrivi l’anfora).

Inoltre:
attività del CPO del Comune:
- tavola rotonda sulla 'violenza di genere' del 9 luglio (organizzazione interventi in appoggio alle Associazioni di donne; logistica...);
- interlocuzione con l’Ufficio della Cultura per alcuni eventi culturali (sostegno economico; logistica...).

venerdì 3 aprile 2009

Rimasta senza parole per quanto detto da Brunetta a proposito delle impiegate statali che "scappano dall'ufficio per fare la spesa e poi tornano furtivamente al lavoro" riporto le parole di Natalia Aspesi da un articolo di Repubblica di oggi.

 
E questo è il resto."Quando un uomo, anche se è un ministro come Brunetta, ficca il naso nei tempi delle donne e dice la sua e suggerisce, consiglia auspica o proibisce, vuol dire che non ha la minima idea di come esse vivano. Di quali responsabilità siano gravate, di quanto siano sole nell'organizzazione pratica della famiglia, di quante a molte pesi non poter far carriera proprio perché la spesa qualcuno deve pur farla, chissà come, nove volte su dieci tocca a loro. Anche se sono dipendenti statali. Facile fare il padrone, il capufficio, il ministro maschio che può dire "non voglio più": di sicuro non vorrebbero neanche le donne, perché sanno che quel tran tran di corsa, cariche di odiosi sacchetti di plastica, allunga la distanza verso una promozione, le mette in condizioni di inferiorità rispetto ai colleghi che al massimo, tranne qualche eccezione, se se la svignano dai famosi tornelli è per bere un caffè. Ancora più antipatico è sgridare le donne che lavorano come se fossero delle sciocchine perditempo, per trovare una scusa in più, in questo caso assurda, per mandarle in pensione più tardi, quando vanno gli uomini. Vai a fare la spesa nell'orario di lavoro? Allora ti meriti di lavorare 5 anni in più, è questo il ragionamento dello scintillante ministro maschio che praticamente si sente padre padrone di intere categorie umane, e le bastona, metaforicamente, per rimetterle in riga. Può essere giusto ritenere disdicevole lasciare il lavoro per andare al supermercato, può essere anche logico pensare che l'età pensionabile dovrebbe essere uguale per tutti, uomini e donne. Ma dipende in che paese lo dici e lo pretendi, secondo il comportamento dei suoi uomini e i servizi che lo Stato assicura. va bene forse in Svezia (ma anche lì non sempre) dove già dalle scuole elementari i bambini ambosessi imparano i lavori domestici e dove l'assistenza alle lavoratrici, alle madri, ai bambini, è tutta estesa. Delle famose pari opportunità rappresentate da noi da un gentile ministro che per sua fortuna di opportunità ne ha molte oltre la parità, se ne parla da decenni, un po' ottenendole, un po' perdendole soprattutto ritagliandole a caso ove è possibile. Siamo d'accordo che la spesa sarebbe meglio farla fuori dall'orario di ufficio, anzi saremmo molto più contente di poterla fare con agio, confrontando prezzi e offerte senza dover affannarsi per non perdere tempo. Ma chissà se il ministro maschio ha mai seguito una lvoratrice del tipo che disprezza per fannullaggine, di quelle che vanno e vengono per ore su autobus e treni, che portano i bambini a scuola dopo aver rassettato la casa,  che al ritorno cucinano e stirano  fanno fare i compiti e fanno i conti per poi trovare il tempo di pagare le bollette e portare i bambini dal dentista, a preoccuparsi per i genitori, e curare il marito che solitamente a 37,2 di febbre, si dichiara moribondo. Certo ci sono mariti che si danno da fare e sono più abili di una colf, ma anche quelli che si stravaccano davanti alla televisione in attesa che l'ingranaggio domestico funzioni perfettamente in mano probabilmente ai famosi magici sette nani. Allora il ministro maschio dovrebbe ribaltare il senso delle sue villanate; non, prima lavori fino a 65 anni e non fai la spesa quando sei a lavoro, poi con i soldi che risparmiamo (non danno più lo stipendio?) ti diamo i famosi ammortizzatori sociali che nessuno sa bene cosa siano. Come se lo dicesse la Littizzetto: ministro, cominci a mettere le donne in condizione di non doversi sbattere tutto il giorno per stipendi modesti magari fornendo ogni  indispensabile servizio sociale, poi chieda loro di fare la spesa dopo il lavoro e di lavorare qualche anno in più. Lei fa parte di un governo delle libertà (anche se praticamente le sta togliendo tutte), efficiente, moderno, sorridente, in grado di superare ogni crisi: cominci allora anche lei a non dire cose da anno '50, a frenare il suo fastidio per le donne, che non si usa più, neppure tra i ministri. Quanto alle ragioni per cui le donne vincono i concorsi ma non fanno carriera, la ringraziamo di averlo notato e di essersi chiesto come mai: sapesse quanto se lo chiedono anche loro, con grande amarezza, ma tutte le risposte risultano insufficienti e bugiarde". 

Proiezioni cinema in fortezza

Salve a tutte!
Allora per quanto riguarda la questione cinema: mercoledi sera ho parlato telefonicamente con Franco Vigni, il responsabile delle proiezioni del cinema Pendola, gli ho raccontato l'attività del nostro gruppo, come siamo nate, cosa abbiamo fatto fino ad adesso e naturalmente ho illustrato l'iniziativa dell'Udi. Lui mi ha suggerito di mandare una mail al presidente della cooperativa, Auro Pasqualini, dove spieghiamo meglio l'iniziativa e inoltriamo la richiesta di proiettare film. Veniamo al tasto dolente; solo per noleggiare una pellicola il costo si aggira intorno ai 300 euro. Abbiamo due possibilità: affittare la sala del Pendola, che è libera durante tutto il periodo estivo, oppure provare l'opzione fortezza, che lo stesso Vigni, diciamo, mi ha sconsigliato. Infatti i costi a quel punto salirebbero ulteriormente, perchè la fortezza richiama pubblico e quindi le pellicole devono essere recenti.
Ho tentatao di capire se ci fosse la possibilità di una trattativa, anche perchè gli ho spiegato che i nostri fondi sono al momento limitati.
Pina suggeriva di fissare un incontro con Vigni, magari parlando faccia a faccia riusciamo a spiegare meglio la situazione e ottenere qualcosa.
Ne riparliamo mercoledi!
Buon fine settimana tutte!!!!!!

mercoledì 1 aprile 2009